La guerra è finita da poco, e a Volterra, città di origine etrusca nel cuore della Toscana, sono stati scoperti i resti di un grande teatro romano. Volterra ospita anche un gigantesco manicomio dove i metodi di cura combinano brutalità e scienza lombrosiana - la legge Basaglia è ancora di là da venire - e le porte si aprono per chiunque: matti, orfani, donne che destano scandalo la cui 'malattia' bisogna curare per il loro bene. Le giornate all'istituto sono scandite dai rigidi orari del lavoro e delle terapie, la crudeltà è normalizzata, invisibile perfino agli occhi dei buoni. Intanto, Franco il Citrullo dopo essere stato un paziente si guadagna da vivere pulendo le camerate; Tosca la Strega legge il futuro nei passi dei polli e, per dare conforto alle donne i cui figli spariscono nel nulla, racconta di una favolosa via sotterranea che risplende di alabastro; lo Storto, internato per aver squarciato una tela di Raffaello, incide sulle mura della fortezza segni che sembrano quasi caratteri etruschi. In un racconto che è al contempo denso e rarefatto, sospeso tra rigore documentario e realismo magico, Pessina costruisce un'epopea dei vinti, uomini e donne che, nati o resi storti come gli ulivi dei campi, trovano nel folle coraggio della resistenza e della solidarietà un'occasione per riappropriarsi della propria umanità e a volte, perfino, della libertà. Das Urheberrecht an bibliographischen und produktbeschreibenden Daten und an den bereitgestellten Bildern liegt bei Informazioni Editoriali, I.E. S.r.l., oder beim Herausgeber oder demjenigen, der die Genehmigung erteilt hat. Alle Rechte vorbehalten.